Le Origini

PALOMBARA

 

Palombara

 

Il toponimo Palombara, attribuito alla collina di Triflisco, si fa risalire alla nidificazione dei co­lombi (palombi) in un'antica masseria, situata sulla sua cima. Più plausibilmente il termine rievoca l'usanza dei longobardi di contrasseg­nare le tombe con un palo sul quale era infissa una colomba di legno (dal latino: palumbus). La collina Palombara è stata sicuramente nei secoli punto strategico per il possesso della Campania Felix e luogo di passaggio e sosta di tanti popoli, con una storia di non facile ricostruzione. In epoca longobarda certa è l'esistenza sul colle Palombara di un castello e di un suo nucleo abitato: Sicopoli.

 

 

SICOPOLI

La fondazione della città e del suo castello risale al IX secolo ad opera dei Longobardi. Il nome del sito fu scelto in onore del Principe Longobardo Sicone che ne volle la costruzione. Questi ordinò al Conte di Capua Landulfo l'edificazione dì una nuova città nel tentativo di trovare un punto difensivo tale da assi­curare ai longobardi della contea capuana un sicuro rifugio dagli attacchi nemici. Proprio qui, infatti, i capuani, guidati dal vescovo Paolino, trovarono riparo quando i Saraceni raserò completamente al suolo la vecchia Capua (attuale Santa Maria Capua Vetere) nell'anno 841. Sicopoli fu, così, dotata di un Palazzo vescovile e di una chiesa. La città ebbe però vita breve: nell'856 fu distrutta da un incendio, forse appiccato da gruppi politici avversi a Landone, figlio e successore di Landulfo. Nulla è noto della storia successiva di Sicopoli ed è plausibile pensare che si sia lentamente spopolata in favore della nuova Capua, fondata sul sito della romana Casilinum.

 

 

PONTE ROTTO

Sorgeva nei pressi di Triflisco perciò è stato spesso confuso con il Ponte An­nibale. Il Ponte Rotto congiungeva la vecchia Capua alla via Latina. Più volte distrutto, fu ricostruito dall'imperatore Giustiniano intorno al 560 d.C. per tutte le relazioni della città con Benevento. Quando l'Antica Capua fu distrut­ta dai Saraceni nell'841, il Ponte Rotto fu abbattuto dagli stessi capuani, in­tanto trasferitisi sul colle Palombara, per impedire l'avanzata degli invasori. Nei pressi del Ponte Rotto, Ludovico Ariosto mette in scena nel suo poemet­to popolare il Libro del Gigante Morante del 1501, il famoso duello tra il pal­adino Orlando e il gigante Morante (episodio ricordato, tra gli altri, dallo storico capuano del Settecento, Francesco Granata).

 

ALCUNI NOTEVOLI  

RITROVAMENTI ARCHEOLOGICI

 

iscrizione Iscrizione: (III sec. d.C. circa) un tale Lucius Varius Agrippinus scioglie il suo voto a Giove. I Varii, famiglia originaria della zona di Capua, ebbero proprietà e interessi che permisero ad alcuni esponenti della famiglia una rapida ascesa sociale attraverso amicizie influenti e vincoli matrimoniali.

 

 

 Iscrizione2

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Iscrizione funebre: (seconda metà del II secolo d.C.) rinvenuta sul Monte Palombara, fa riferi­mento ad un regionarius, cioè un "gestore - fattore" di un latifondo imperiale (forse un latifondo antonino, essendo note in area cam­pana le proprietà terriere di An­tonino Pio).

 

  

Testa maschile: (V secolo circa) in terracotta, rinvenuta in un san­tuario presso una sorgente nell'area di Triflisco ed attual­mente conservata presso il Museo Archeologico di Santa Maria Capua Vetere.

  

 Lapide

Lapide di Arniperga: epigrafe sepolcrale di Arniperga, moglie del Conte Pandone di Capua, figlia di Marino duca di Amalfi, sorella di Sergio duca di Napoli, morta e sepolta a Sicopoli (856 circa). Il ritrovamento, uno dei più importanti della zona, è dovuto allo storiografo capuano Francesco Daniele (1740 - 1812). Attualmente l'epigrafe  è conservata al Museo di san Martino a Napoli.

 

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